Piano per il digitale, ora l’Europa fa sul serio

L’EUROPA ha l’opportunità di diventare una guida per una società basata sui dati e capace di prendere decisioni migliori massimizzandone i benefici”. Comincia così la bozza del piano sul digitale che verrà presentato il 19 febbraio dalla Commissione Eu e anticipato nelle linee guida dalla stessa Ursula von der Leyen. L’Europa non ha i giganti del Web che possono vantare gli Stati Uniti e o la Cina, ma potrebbe vincere la competizione sui dati soprattutto nel campo industriale.

Il volume di informazioni digitali prodotte nel mondo è quintuplicato rispetto ad appena tre anni fa e la chiavi del futuro sono nel saper elaborare questi dati che all’80 per cento sono conservati sul cloud. Molte delle tecnologie che vengono date per essenziali, cominciando dall’intelligenza artificiale fino alla sanità di prossima generazione, passano da qui.

L’unificazione digitale

Dato che un numero ridotto di grandi aziende, per lo più americane, detiene buona parte dei dati, la Commissione intende porvi rimedio. “Le conseguenze di fallire o avere successo in questo frangente, si sentiranno per anni” si legge nel documento. Al di là del Gdpr, entro il 2030 la Commissione intende trasformare l’Europa in un unico spazio digitale che abbia un peso pari al suo potere economico in modo da poter competere con gli altri. Implicitamente questo significa un’accelerazione su standard, regole e leggi comuni per eliminare ogni differenza e barriera fra i Paesi, così che un’azienda italiana, francese o spagnola, possa operare immediatamente in tutto il continente.

La guerra agli Usa

Previsti anche investimenti significativi in tecnologia, in formazione, nel rafforzamento della digitalizzazione delle industrie e in infrastrutture cloud, così come già anticipato da Angela Merkel che ha parlato apertamente di “sovranità dei dati”. Il progetto è chiaro: togliersi dalla attuale situazione nella quale sia molto del pubblico e del privato dipende da servizi digitali forniti soprattutto dalla Silicon Valley.

Il piano

La Commissione ha quindi intenzione di stabilire un piano per punti chiave: innanzitutto le regole comuni per lo spazio digitale europeo, da discutere entro la seconda metà del 2020 per poi farle diventare realtà nel 2021 con il Data Act; sviluppare le infrastrutture europee per la conservazione e l’elaborazione dei dati con una strategia industriale che verrà presentata a marzo e nel frattempo, supportare iniziative come quella tedesca di Gaia-X per un cloud europeo; l’investimento di un miliardo di euro per la creazione dello spazio unico digitale e di altri 600 milioni per ridurre l’attuale frammentazione in un programma specifico chiamato Connecting Europe Facility Program.

Non solo, c’è anche spazio per il supporto alla ricerca per lo sviluppo di tecnologie cruciali come l’intelligenza artificiale, la robotica, i computer quantistici; il creare uno ambiente unificato dei dati per l’agricoltura come per l’industria manifatturiera e i suoi processi, considerando che il settore virando verso la digitalizzazione potrebbe aumentare i suoi profitti di 1,5 trilioni di euro entro il 2027; il puntare su tutte quelle tecnologie verdi che potrebbero portare il continente ad avere emissioni pari a zero nel 2050; l’unificare gli standard e la raccolta dati sia della mobilità sempre più digitale, sia della sanità, aspetto essenziale se non si vuole vedere i sistemi ospedalieri pubblici europei naufragare sotto il peso del progressivo invecchiamento della popolazione.  

Il libro bianco sull’Ai

A Bruxelles mercoledì inizierà un grande dibattito sull’intelligenza artificiale. Per regolare un settore in crescita in gran parte dominato dagli Stati Uniti e dalla Cina, la Commissione europea presenterà un “libro bianco” con una stradada percorrere. Dopo aver consultato tutte le parti interessate – imprese, sindacati, società civile, i governi dei 27 Stati membri – la Commissione vuole arrivare a atti legislativi entro la fine dell’anno. Tra i soggetti sensibili, il riconoscimento facciale di massa. “Ciò che ho visto a Hong Kong mi ha davvero spaventato”, ha ammesso alcuni giorni fa il vicepresidente della Commissione europea responsabile della tecnologia digitale, Margrethe Vestager, per i giornalisti.

Le implicazioni

E’ uno dei piani più ambiziosi visti fino ad oggi, con l’idea dichiarata di diventare l’economia digitale più forte, sicura e dinamica. Se si raggiungessero anche solo la metà degli obbiettivi prefissati, si potrebbe giù parlare di successo. Ma le premesse per riuscire, stando alla bozza della Commissione, ci sarebbero tutte. Per garantire il proprio futuro, e la qualità della vita dei suoi cittadini, “l’Europa deve afferrare le opportunità dell’economia dei dati”, conclude il documento.