La paura del coronavirus investe gli Usa, Borse ko e spread a 163

Dopo una seduta di assestamento tornano i ribassi: visto l’aumento di contagi fuori dalla Cina si teme che l’epidemia diventi una pandemia, con ricadute sull’economia. Listini in correzione, -10% dai massimi, petrolio in netto ribasso.

Le preoccupazioni per l’impatto del coronavirus sull’economia globale, rese più acute dai primi segnali di diffusione dell’epidemia agli Stati Uniti, hanno zavorrato i listini azionari europei. Piazza Affari ha perso il 2,66% sul FTSE MIB, risentendo insieme a tutte le Borse del Vecchio Continente anche dell’andamento fortemente negativo di Wall Street. Con il calo di oggi il Ftse Mib, così come il Dax tedesco, il Ftse 100 inglese, lo Stoxx Europe Stoxx 600, nonché oltreoceano il Dow Jones, sono entrati tecnicamente in correzione, vale a dire che hanno perso più del 10% rispetto ai recenti massimi. Tra i titoli milanesi a maggiore capitalizzazione, Stmicroelectronics ha perso il 6,9% risentendo del recente warning di Apple: dal bilancio depositato presso la Sec statunitense è emerso che il peso del gruppo di Cupertino sul fatturato di St è superiore a quanto stimato e pari al 17,6%. Male anche la Juventus Fc, scesa del 6,1% dopo la sconfitta nell’andata degli ottavi di finale di Champions League. Hanno invece resistito in territorio positivo Cnh Industrial (+0,89%) e Recordati (+0,05%). Sull’obbligazionario, lo spread BTp Bund è balzato a 163 punti base dai 149 della chiusura di ieri.

I listini entrano in correzione, -10% dai massimi
Con gli ultimi cali alcuni dei principali listini sono entrati tecnicamente in correzione, vale a dire che sono arrivati a perdere oltre il 10% rispetto ai recenti massimi. Considerando i valori di chiusura sono infatti entrati in correzione lo Stoxx Europe 600, sceso del 10,4% rispetto al massimo assoluto toccato il 19 febbraio, il Ftse Mib milanese, in ribasso del 10,5% rispetto al top raggiunto lo stesso giorno, il Dax 30 tedesco (-10,3% dal 17 febbraio) e il Ftse 100 inglese, che fa segnare -11,5% rispetto al livello del luglio 2019. Nel corso della seduta era scivolato sotto la soglia della correzione anche il Dow Jones (minimo a -12%), successivamente risalito. È da ricordare, in ogni caso, che la correzione arriva dopo una progressione durata mesi, che ha portato tutti i principali indici ad aggiornare ripetutamente i livelli più alti da oltre 10 anni, quando non addirittura i massimi storici.

Commercio internazionale in calo, pesa coronavirus
L’epidemia colpisce anche il commercio internazionale, con la previsione di un’ulteriore flessione a inizio 2020 dopo una fine 2019 già negativa. Nel quarto trimestre dello scorso anno nel G20 – comunica l’Ocse – le esportazioni (in dollari) sono diminuite dello 0,1% e le importazioni dell’1,3% rispetto ai precedenti tre mesi e ora si trovano ai minimi da due anni. Le indicazioni di significative interruzioni, soprattutto in Asia, delle catene produttive a causa dell’epidemia di Covid-19 suggeriscono che la tendenza alla flessione probabilmente continuerà nel primo trimestre 2020. Tutte le economie nord americane del G20 hanno accusato una contrazione del commercio internazionale nell’ultimo trimestre del 2019. Il Paese più colpito è il Messico, in calo anche Canada e Usa. I principali Paesi europei sono andati un po’ meglio, con le esportazioni in crescita in Francia (+1,1%), Italia (+1%) e in Germania (+0,2%). Le importazioni, invece, sono diminuite sia in Francia (-0,8%), sia in Italia (-2,3%), mentre hanno registrato una lieve ripresa in Germania (+0,2%).

A Piazza Affari giù Juve, limitano perdite Moncler e Telecom
Tornando alle blue chip milanesi, le vendite hanno colpito anche Azimut (-5,2%), Amplifon (-5%), Nexi (-4,87%), Prysmian (-4,4%) e Unicredit (-4,38%). Nel resto del listino la Banca Popolare di Sondrio ha perso il 6% dopo aver annunciato lo stop alla prevista acquisizione di Farbanca dalla Popolare di Vicenza in liquidazione. L’istituto valtellinese ha spiegato che, «d’intesa con i superiori organi della Vigilanza, considerato il mancato avveramento delle condizioni sospensive di natura regolamentare, non si darà corso all’acquisizione della partecipazione del 70,77% in Farbanca, avuto riguardo all’esigenza di dare priorità alle iniziative di derisking in corso e al rafforzamento delle strutture di presidio interne». Hanno invece resistito in territorio positivo Cnh Industrial (+0,89%) e Recordati(+0,05%).

St giù con calo tech, peso cliente Apple su ricavi oltre stime
Stmicroelectronics è stata la peggiore del Ftse Mib risentendo del generalizzato ribasso del comparto tecnologico in Europa (-2,3% l’Euro Stoxx 600, tra i peggiori con viaggi e auto). Inoltre, St ha pubblicato il bilancio 2019 (Form 20F) in cui ha riportato il peso di Apple sul fatturato, che si è rivelato superiore alle previsioni. Nel 2019 Apple ha rappresentato il 17,6% del fatturato, ovvero 1,68 miliardi di dollari su 9,56 miliardi totali, in crescita del 33% rispetto al dato del 2018 e sopra le nostre attese degli analisti per il 15% circa. Nel 2019 il fatturato di St è calato dell’1%, un dato che al netto del contributo di Apple, sarebbe sceso del 6%.

Petrolio in calo del 4%, dollaro debole
Sul mercato dei cambi, l’euro ha guadagnato una figura nei confronti del dollaro rafforza a 1,0977 (1,0875 ieri in chiusura) e si è rafforzato a 120,83 yen (120,28), mentre il dollaro/yen si è attestato a 110,11 (110,41). La paura del coronavirus ha pesato anche sulle quotazioni del petrolio: il future aprile sul Wti ha perso il 4% ai minimi da oltre un anno a 46,78 dollari al barile, mentre l’analoga consegna sul Brent è scesa del 2,9% a 51,88 dollari.