Coronavirus, in Italia e Europa record di notizie sul web. Ma Germania e Spagna sembrano averlo sottovalutato

Rapporto Euromood-Infoweb di Roma Tre sulle notizie e le iterazioni online sul coronavirus. “Toccati record senza precedenti. Alcuni mezzi d’informazione hanno aspettato troppo a mobilitarsi”

Mai finora nessuna notizia aveva sconvolto a tal punto il mondo dell’informazione online. Come prevedibile, le news relative alla pandemia in corso da coronavirus hanno toccato record senza precedenti per iterazione da parte degli utenti, scavalcando ogni valore raggiunto fino a prima dell’inizio del 2020. Ad esaminare e raccontare le dimensioni raggiunte dalla copertura informativa sul Covid19 in Europa, di come è cresciuta la diffusione delle notizie con l’aumentare dell’epidemia, di quanta attenzione ha ricevuto l’argomento, oppure di quali Paesi hanno saputo cogliere e affrontare, attraverso i media, le  notizie relative al virus in maniera tempestiva o tardiva, è il report Euromood Infoweb-Covid19, indagine basata su i post Facebook di 257 testate di informazione online di 27 Paesi europei (più la Gran Bretagna) dal 1 gennaio al 14 marzo.  Attraverso piattaforme di data intelligence i ricercatori dell’Università di Roma Tre insieme a Kapusonss ed Extreme, sulla base dei dati di Euromood, hanno tracciato una relazione che passando per l’analisi delle cifre ci fornisce diversi spunti sulla diffusione e copertura informativa dell’emergenza. Nell’ “arena digitale” legata alle testate di informazione si contano, nel periodo monitorato, flussi informativi che hanno toccato quasi mezzo milione di post (454.238). Capace di suscitare maggior coinvolgimento immediato rispetto ad altri canali, l’informazione online relativa agli articoli sul Covid-19 ha superato nel periodo esaminato ben 15 milioni di interazioni.

Per dare un’idea: sabato scorso (14 marzo), primo giorno di inizio weekend da isolamento in Italia e data della chiusura delle frontiere in Polonia, Slovacchia, Danimarca e altri paesi, il coronavirus è stato il tema del 40,6% di tutte le notizie pubblicate su Facebook dalle testate europee di informazione. Si parla di 2.332 notizie, in un giorno, su poco più di cinquemila. Secondo quanto scrivono gli esperti di Roma Tre, “considerando che l’11 settembre 2001 il web e l’informazione online non erano altrettanto sviluppate, il  40,6% di notizie dedicate a un unico tema rappresenta un record per l’arena digitale europea”.
Nello stesso giorno, tra canti dai balconi, disegni dei bambini con “Andrà tutto bene” e  misure di blocco annunciate in Francia o preoccupazioni in altri Stati, le notizie pubblicate sul Covid-19 hanno raccolto circa il 50% di tutte le iterazioni espresse dai lettori in Europa.   In Italia, Paese più colpito, ancora di più: si arriva al 63% di iterazioni, più di una notizia su due. Lo stesso giorno, racconta sempre il record, punte altissime di iterazioni relative al virus si sono registrate in Francia e Inghilterra, ma anche Lussemburgo, Portogallo, Finlandia. Più bassi i livelli registrati in Spagna (44,5%), mentre “al di sotto della media europea si collocano l’Austria con il 32%, paese dove i contagi risultano ancora contenuti e sorprendentemente la Germania, con solo il 29,5% delle notizie” si legge nella relazione. Ultimi, in questa classifica di iterazioni e attenzioni legate al coronavirus, gli svedesi, i greci (alle prese con l’emergenza profughi) e l’Estonia, paese dove il contagio è contenuto.

Logicamente, anche il periodo è decisivo nell’analisi delle cifre: dal 1 gennaio (chiusura in Cina del mercato di Wuhan) a metà gennaio, il tema Covid19 rappresentava appena lo 0.2% delle notizie europee. Nei successivi quindi giorni l’interesse è cresciuto invece in maniera esponenziale. “Dal 21 febbraio, giorno della scoperta dei casi positivi in Italia, inizia  un trend di crescita che porta il 26 Febbraio a superare i 1.300 articoli. Il 12 Marzo sfiorati i 3000 articoli” si legge sul rapporto.

Nella classifica dell’attenzione relativa al coronavirus, l’Italia è in testa, in Europa, con il 30% dei post dedicati al tema. Segue la Francia (19%), Repubblica Ceca (18%), Malta e Ungheria.  Ma ci sono anche molti Paesi dove oggi i numeri del contagio crescono in maniera drammatica, che precedentemente hanno preso tempo prima di porre il coronavirus al centro della loro narrazione mediatica sul web.

“Ad eccezione dell’Italia, prima e più colpita dal virus, l’impressione è che negli altri paesi l’informazione, oltre a seguire lo svolgimento della vicenda a livello nazionale e europeo, sia stata anche influenzata dal registro adottato dai governo e dalle istituzioni, finendo per sottovalutare il fenomeno, limitandone la copertura – si legge nel report – . Sino all’8 marzo la copertura in Spagna e in Germania è a valori minimi. Mentre in Spagna è l’inizio di un trend in rapida crescita, in Germania i valori restano bassi anche nei giorni successivi”.

Più in generale, secondo il sociologo Edoardo Novelli di Roma Tre “l’andamento dell’informazione ha seguito i criteri di notiziabiltà.  L’attenzione prestata al Covid-19 in Italia è nettamente più alta che in tutti gli altri paesi.  La classifica dell’attenzione dell’informazione online al tema nei diversi paesi mostra che non vi è una diretta correlazione con la diffusione del contagio. La copertura del Covid-19 in paesi oggi duramente  investiti dal contagio quali la Germania e l’Austria è clamorosamente bassa. Un po’ più alta, ma sempre contenuta rispetto all’ entità assunta dal contagio, risulta in Inghilterra e Spagna. All’opposto, paesi meno colpiti e più attenti al fenomeno sono stati la Repubblica Ceca, Malta e l’Ungheria. Sino all’8 Marzo la copertura in Spagna e in Germania è a valori minimi. Mentre però in Spagna è l’inizio di un trend in rapida crescita, in Germania i valori restano fra i più bassi anche nei giorni successivi”.

“I social big data – chiosa invece Ugo Esposito, Ceo di Kapusons – in momenti come questo disegnano dei trend formidabili sul contagio della paura cui i media contribuiscono in modo decisivo. L’intelligenza artificiale applicata all’analisi dell’informazione on line si può rivelare un decisivo strumento di analisi e monitoraggio del contagio della paura e di come questa si contestualizzi all’interno di una dinamica di comunicazione in cui i vari paesi europei hanno agito in ordine sparso.  Non è l’Italia ad aver spaventato gli altri Paesi ma tutti hanno atteso di essere colpiti in modo diretto prima di mobilitarsi. Anche i mezzi d’informazione. E questo deve far molto riflettere sull’occasione mancata per i media mondiali di essere d’aiuto all’esplosione della pandemia”.