Coronavirus, boom di smartphone e social. E Twitter offre i suoi dati alla ricerca

Tra marzo e aprile aumenta il tempo trascorso online per la metà degli utenti dei social. Crescono le piattaforme di videochiamate e contenuti in streaming, ma anche il consumo di news

Costretti in casa, alla ricerca di contatti umani e di informazioni, magari di un video o di un meme per svagarsi o di un po’ di shopping online per soddisfare almeno qualche desiderio di consumo. Se ci sono grandi vincitori (loro malgrado, certo) della situazione creata dal lockdown globale causato dal Covid19 sono le piattaforme tech, e in particolare i social network. I dati dell’analisi periodica Digital 2020 (Hootsuite/We Are Social) sul mese di aprile 2020 (Digital 2020 April Global Statshot) fotografano il momento di picco del lockdown, quando la grande maggioranza delle nazioni del Pianeta hanno condiviso le misure di quarantena in casa. E l’istantanea indica un mondo drammaticamente cambiato in soli tre mesi.

Aumentano gli utenti globali di internet, aumenta il tempo trascorso sugli smartphone, aumenta la fruizione di video, aumenta l’accesso e la permanenza sui social network, aumentano i download di app per le conversazioni video via web, aumenta il commercio online. E sono crescite con numeri importanti.

Oltre 300 milioni di persone in più hanno utilizzato Internet negli ultimi 12 mesi: 4,57 miliardi di navigatori (su un totale di circa 7,77 miliardi di persone), con aumento del 7% rispetto ad aprile 2019. Più rilevante l’incremento di quelli che sono finiti sui social: +8,7%, per un totale di 3,81 miliardi di utenti. Si tratta del 49% della popolazione mondiale: gli studi statistici indicano che entro la fine di questo 2020 più della metà degli umani saranno utenti di un qualche social network.

La stragrande maggioranza di chi naviga su internet lo fa da smartphone, il cui utilizzo nell’ultimo anno è cresciuto di 128 milioni di utenti unici, per un totale di 5,16 miliardi di persone: circa i due terzi della popolazione mondiale usa uno smartphone. 

Più tempo sui social

Secondo la ricerca, il mese di aprile ha visto un considerevole aumento dell’uso dello smartphone secondo il 76% del campione (soprattutto le donne, al 79%, contro il 74% degli uomini). E questo tempo viene utilizzato per stare di più sui social (per il 47% del totale del campione, di cui un 23% dichiara un considerevole aumento del tempo impiegato). I Paesi più social dipendenti sono le Filippine (64% della popolazione dichiara di aver aumentato nel mese di aprile il tempo passato sui social), il Brasile, il Sudafrica. I meno colpiti, il Giappone e la Germania (23 e 26%). L’Italia si trova esattamente a metà, con un 45% degli utenti che dichiara un incremento di uso dei social network.

Mania videochiamate

Ma l’Italia, insieme alla Spagna, è il Paese che ha visto aumentare di più l’utilizzo delle piattaforme di chiamata collettiva in video di Facebook (Messanger calls): più 1000% a marzo, e più 70% del tempo trascorso sulle app di Facebook. Mark Zuckerberg aveva già segnalato il 18 marzo che le sue piattaforme (Facebook Messenger e Whatsapp) avevano registrato il doppio degli accessi dall’inizio del periodo di lockdown a livello globale.

Significativo, da questo punto di vista, anche l’incremento degli utenti che hanno scaricato le altre e finora relativamente sconosciute app di videochiamata collettiva, a partire dall’ormai famosa Zoom che registra 200 milioni di nuovi utenti al giorno dall’inizio della crisi (20 volte i livelli pre-pandemia), e nonostante i ripetuti allarmi sulla sicurezza delle chiamate si piazza tra le 10 app più scaricate del mese di marzo insieme a TikTok e ai giganti Facebook, Whatsapp, Instagram. Buoni risultati per la giovane Houseparty che ad esempio solo in Italia ha visto una crescita di 423 volte i download precedenti la crisi del Covid19. E corre anche la nuova Meet di Google (ex Hangout), scaricata in Italia 140 volte di più che prima del lockdown.

Twitter fa il salto e si apre alla ricerca

Anche un social più di “nicchia” – e meno popolare tra i giovanissimi – come Twitter registra un balzo, anzi forse il dato più incoraggiante tra tutte le piattaforme su base trimestrale: 47 milioni di utenti in più rispetto a gennaio 2020, più 14%. Forse un po’ più inquietante il fatto che il 30% di questo incremento si registri in Russia: da 9,5 milioni di utenti in gennaio (dati utili per la vendita pubblicitaria) a più di 23 milioni all’inizio di aprile. E se l’equazione Russia/social media richiama immediatamente l’allarme disinformazione, è anche vero che Twitter è l’unico social ad aver compiuto un’operazione tecnologica complessa e coraggiosa mettendo a disposizione della ricerca tutti i dati relativi al Covid.

L’azienda di Jack Dorsey ha messo a punto un aggiornamento della sua piattaforma API per gli sviluppatori che permetterà a ricercatori e sviluppatori di cui è riconosciuta l’attività per l’emergenza coronavirus di accedere a un dataset completo e in tempo reale di tutte le conversazioni relative al coronavirus, in tutte le lingue per un volume che si stima in decine di migliaia di tweet al giorno. Uno strumento che potrebbe rivelarsi prezioso sia per individuare l’eventuale spargimento di false notizie e informazioni, ma anche per tracciare la diffusione del virus e mappare le iniziative di controllo e contenimento all’interno anche delle più piccole comunità.

News, film, musica: il tempo online

Anche i comportamenti online durante il lockdown si stanno modificando, secondo la ricerca. Il settore in maggiore crescita in termini di tempo di fruizione è quello dei film e dei contenuti in streaming (Netflix e la nuova Disney hanno fatto registrare abbonamenti record nel primo trimestre dell’anno): il 57% del campione dichiara di aver aumentato il tempo dedicato a questo passatempo. Il 47% ha aumentato il tempo sui social, il 46% sulla messaggistica, il 39% sulla musica in streaming, il 36% sulle app, il 35% sui videogames, il 15 impiega più tempo nel caricare e creare video, e il 14% passa più tempo di prima ascoltando podcast. Il settore in cui gli utenti dichiarano di aver aumentato “considerevolmente” il proprio tempo online sono le news: più 35% rispetto a prima del lockdown. Naturalmente è difficile capire quanto questi comportamenti reggeranno all’auspicata progressiva riapertura, ma per discrete percentuali (tra il 10 e il 20%) gli utenti ritengono che non cambieranno le proprie abitudini digitali.